La domanda scotta e divide. Per rispondere, dobbiamo separare due concetti che vengono sistematicamente confusi: l'efficacia di un sistema e l'efficacia di un individuo. È qui che nasce l'inganno, sia volontario che involontario.
Si cita spesso che alcuni famosi lottatori di MMA utilizzino movimenti "ispirati" al Wing Chun. Questo argomento è un boomerang logico.
Quei lottatori hanno una base solida in discipline universalmente riconosciute come efficaci: pugilato, wrestling, Muay Thai, Jiu-Jitsu Brasiliano.
I movimenti del Wing Chun che mostrano (come certe parate a "mano appiccicosa" o una guardia alta e frontale) sono accessori decorativi aggiunti a un edificio già robusto. Non sono la fondazione.
Quando quei lottatori vincono, lo fanno grazie al loro jiu-jitsu, al loro wrestling, alle loro combinazioni di pugilato. Quando perdono (spesso in modo eclatante), è proprio quando fanno troppo affidamento su quelle esuberanze stilistiche, rimanendo statici e prevedibili.
Quindi, il fatto che un campione eccezionale possa permettersi il "lusso" di inserire elementi esotici nel suo gioco non valida il sistema esotico come base. Dimostra solo che un atleta di altissimo livello può a volte permettersi di scendere a compromessi con l'efficienza.
Il Wing Chun, nella sua pratica tradizionale e commercializzata, perpetua inconsapevolmente diverse "truffe" concettuali:
La Truffa del Contesto: Viene venduto come sistema di autodifesa universale. In realtà, è un sistema iper-specializzato per uno scenario quasi inesistente: un duello frontale, a distanza ravvicinatissima, con un avversario che attacca in modo lineare e prevedibile. Il mondo reale è caotico, angolato, e comprende calci, prese e aggressori multipli.
La Truffa del Simulatore: L'allenamento cardine, il Chi Sao, viene scambiato per combattimento. È un ottimo esercizio di sensibilità tattile, ma è un simulatore. Simula una condizione (il contatto braccio-a-braccio) che non puoi imporre in un vero scontro. Allena per una battaglia che avviene al "Round 2", senza insegnarti come sopravvivere al "Round 1".
La Truffa dell'Efficienza Teorica: Si parla di "linea centrale", "economia di movimento", "pugno da un pollice". Concetti elegantissimi sulla carta. Nel ring o in strada, contro un avversario che si muove, queste teorie si scontrano con la forza bruta, la potenza rotazionale, il gioco di gambe, il condizionamento atletico. L'eleganza cede il passo alla forza rozza ma efficace.
La Truffa dei Punti Vitali: L'ultimo rifugio. "Funziona, ma colpisce occhi e gola, cose vietate nello sport!". Questo è l'alibi di ogni arte inefficace. Colpire un piccolo punto vitale su un bersaglio mobile, aggressivo e che contrattacca è infinitamente più difficile che atterrarlo con un cross o un takedown. È una soluzione teorica a un problema pratico.
Definire il Wing Chun una "truffa" è eccessivo e accusatorio. La truffa presuppone malafede. La maggior parte degli insegnanti ci crede.
È più corretto definirlo un sistema fossilizzato.
È un'istantanea perfetta e logica di un certo approccio al combattimento ravvicinato, sviluppato per un contesto storico preciso. Come un'armatura medievale: perfetta per la battaglia del XV secolo, ma un reperto ingombrante e pericoloso in un campo di battaglia moderno.
Il problema non è il Wing Chun in sé, ma la sua vendita come sistema di combattimento moderno e autosufficiente. Chi lo studia per cultura, storia, filosofia del movimento o come disciplina di coordinazione fa una scelta legittima.
Chi lo studia credendo di imparare il sistema di combattimento definitivo per il mondo reale o per la gabbia, sta, nella migliore delle ipotesi, ingannando sé stesso. Sta studiando l'astronomia con il telescopio di Galileo: affascinante, rivoluzionario per la sua epoca, ma non ti darà le risposte che cerchi sull'universo oggi.
La "truffa", quindi, non è nell'arte, ma nella mancata comunicazione onesta dei suoi limiti e nella resistenza dogmatica all'evoluzione dettata dall'evidenza empirica degli ultimi 30 anni di combattimento sportivo.
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