domenica 31 ottobre 2021

Quali sono le migliori tecniche di autodifesa?


Guardarsi sempre intorno

Mai abbassare la guardia, tieni d'occhio quello che ti succede intorno e stai pronto a levarti di mezzo se la situazione lo richiede. La vittima più vulnerabile è quella che non si guarda attorno e che sta con la faccia appiccicata allo smartphone quando prende i mezzi o cammina per strada.


Non sembrare un bersaglio

Già l'ho detto mille volte: per difendersi da attenzioni indesiderate spesso basta confondersi con l'ambiente. Se fossi un malintenzionato che prende la metro chi rapineresti, uno che se ne sta in un angolo con una felpa usata e i jeans o uno che sta in bella vista con lo smartphone, le air pods e le scarpe da 200 euro?


Farsi accompagnare

Se devi andare in un posto pericoloso che non conosci, vai con qualcuno che lo conosce. Portati gli amici giusti nei posti giusti. Più tu e le persone con te conoscete il posto dove andate, più siete al sicuro.


NON FAR AVVICINARE NESSUNO

Regola madre dell'autodifesa intelligente. Anche una banda di dieci persone con le mazze da baseball per poterti fare qualcosa deve prima arrivare alla distanza giusta. Non fare mai avvicinare nessuno che non conosci quando cammini per strada, chissenefrega di quanto sembra innocuo quel vecchietto che ti ha chiesto due euro o di quanto è stato educato quel ragazzo che vuole una sigaretta. Continua a camminare, di di no e non fermarti. Indietreggia, se ti chiudono le vie di uscita allontanali con una spinta e levati di torno. Finchè sei in movimento, finchè tieni gli estranei a distanza, nessuno può farti nulla.



 




sabato 30 ottobre 2021

È possibile far svenire qualcuno esercitando della pressione in un punto preciso del collo?

 

Immagine dal Netter, atlante di anatomia umana


A livello delle carotidi, per capirci vicino a dove con le dita si possono percepire le pulsazioni, si trova il seno carotideo. Questo è costituito da un gruppo di cellule deputate al controllo e alla regolazione della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca. Queste cellule si attivano all'aumentare della pressione arteriosa rilevata, andando ad abbassarla se troppo alta; questo meccanismo rientra in un sistema di regolazione a feedback (o se vogliamo evitare gli anglicismo, retroazione). Cosa si intende? Lo stato del sistema cardiocircolatorio, pressione e frequenza sono regolati a più livelli; qui, se la pressione aumenta, il seno carotideo stima questo aumento e di rimando induce una diminuzione della pressione e una diminuzione dei battiti.

Se noi effettuiamo una pressione sulla zona dove si trovano i seni carotidei, potrebbe essere interpretata da questi come un aumento brusco della pressione sanguigna inducendo così una risposta ipotensiva nel soggetto che potrebbe addirittura causargli una sincope, per via della bradicardia e dell’ipotensione indotta. Quindi, più che come ti hanno risposto per un ipoafflusso di sangue, la vera causa dello svenimento è lo stimolare questo meccanismo. Ci sono delle manovre diagnostiche e terapeutiche che sfruttano questa tecnica, chiamata massaggio carotideo. È interessante notare che è la stessa tecnica che si vede usare a volte nei film di spionaggio o azione per tramortire l'avversario.

In alcuni soggetti, l’attivazione del seno carotideo può causare bradicardia e ipotensione con conseguente sincope. Tale attivazione può avvenire spontaneamente durante le normali attività quotidiane come rasatura, mentre ci si stringe il nodo della cravatta, in seguito a bruschi movimenti del coll etc.. Questa situazione però rientra nell'ambito del patologico (per una sorta di iper reattività).




venerdì 29 ottobre 2021

Qual è il miglior sport per l’autodifesa?

Corsa.



Una persona in salute, uomo o donna che sia, che corre regolarmente per lunghe distanze a livello agonistico, può distanziare con facilità il 99% della popolazione.

Quando la situazione comincia a farsi pesante la soluzione più efficacie, saggia e sicura per preservare la propria incolumità è correre via.

Non sono un avvocato, ma posso dire con certezza che nessuno è mai stato processato e condannato per eccesso di legittima difesa per essere corso via da una situazione spiacevole.



giovedì 28 ottobre 2021

Come difendersi da chi ci manca di rispetto?




 

STABILENDO DEI LIMITI!

Se vi mancano di rispetto, stabilite dei limiti e proteggetevi dalle aggressioni (dirette o indirette). Non siamo venuti al mondo per sopportare gli attacchi altrui, per quanto siano velati, e ancor meno abbiamo fatto qualcosa per meritarli. Non possiamo controllare il comportamento di tutti, ma possiamo imparare a stabilire dei limiti e delle conseguenze se vengono oltrepassati.

Siamo arrivati a normalizzare la mancanza di rispetto come qualcosa propria dei rapporti di potere. Come se fosse un aspetto tollerabile nelle relazioni tra persone “di diversi livelli gerarchici”.

Ci scusiamo e scusiamo gli altri. “Non aspettarti che ti trattino bene solo perché sei nuovo” e tante frasi del genere.

Ognuno di noi ha la capacità di stabilire dei limiti. Quel che è certo è che molte volte non sappiamo se i limiti del rispetto siano stati superati o meno in un rapporto. È fondamentale chiarire cosa siamo disposti a tollerare in una relazione, che sia tra amici, conoscenti colleghi di lavoro o in famiglia.

Nei rapporti umani, nessuno è superiore agli altri. Siamo tutti diversi e ricopriamo ruoli diversi, ma nessuno è “umanamente superiore”. Dunque, se permettiamo a qualcuno di farci del male o di ferirci, non dovremmo pensare che la superiorità sia un motivo valido. Altrimenti, tutte le persone “superiori” a noi avrebbero il diritto di ferirci e di farci del male. Se nessuno è superiore agli altri, allora forse dovremmo chiederci quanto potere stiamo dando a quella persona o quelle persone che ci feriscono. Finiamo per concedere alle persone il potere di farci del male e di farci stare male accettando la mancanza di rispetto da parte loro come una cosa normale e gliela concediamo.


Se non stabiliamo dei limiti, diamo all’altro il permesso di ferirci

Molte volte sorridiamo o “stendiamo un velo pietoso” per evitare di essere onesti e coerenti con i nostri limiti e farli vedere all’altro. Un altro caso in cui stiamo zitti è perché ci sentiamo in colpa ad essere assertivi. Conosciamo talmente poco questo campo che spesso il nostro messaggio di censura verso l’atteggiamento osservato è poco chiaro.


Non inganniamoci, non meritiamo che gli altri ci manchino di rispetto

Anche se in certi momenti sopportare una mancanza di rispetto è questione di sopravvivenza, non significa che lo sia sempre. Se qualcuno ci manca di rispetto di frequente, allora dovremmo chiederci se lo stiamo accettando per sopravvivere o perché non siamo in grado di stabilire dei limiti e non ci valorizziamo abbastanza.

Non meritiamo che gli altri ci manchino di rispetto quindi chiedetevi se vale davvero la pena sopportare il dolore e con un sorriso cambiare discorso o se è meglio far presente che hanno oltrepassato il limite.

Senza dubbio è una grande sfida e richiede un certo sforzo, soprattutto quando non si è abituati a farsi valere. Tuttavia, bisogna farlo. È necessario rispettare noi stessi piuttosto che permettere agli altri di mancarci di rispetto solo perché vogliamo la loro approvazione.

È questione di amor proprio. Una sfida per trovare la felicità in una società di false apparenze. Dunque, dato che la vita non aspetta e soprattutto è la VOSTRA vita, scegliete di rispettarvi quando gli altri non lo fanno!


mercoledì 27 ottobre 2021

Il Wing Chun e il combattimento. Ti prepara?







Iniziamo dalla risposta breve: NO
A volte sembra scontato e si da perfino per sottinteso, ma in sostanza... è la sostanza!
Se tu vai a praticare Wing Chun in tre palestre diverse troverai tre stili completamente diversi.
La prima domanda non è "cosa vuoi praticare?" ma "per quale motivo vuoi praticare?".
Il Wing Chun, come ogni arte marziale, è un mezzo, non l'obiettivo, e come ogni mezzo può essere utilizzato in modi differenti.
L'errore più comune è identificare un'arte marziale con i suoi esercizi. Wing Chun uguale Chi Sao e Lat Sao. Karate uguale kata. Kali Escrima uguale hubad lubad. Questo errore ci porta a credere che scegliendo due diversi insegnanti in due diverse palestre di Wing Chun praticheremo la stessa disciplina.
"Ah... anche io faccio Wing Chun!! vado li... facciamo le stesse cose" decisamente NO.
"Io corro, corri anche tu? facciamo la stessa cosa!" decisamente NO, io sono un centometrista tu fai maratona... la corsa è un mezzo, il fine è un altro.
Quindi per non cascare in questo errore che sembra banale ma che vi cambia la vita (sul serio), la prima cosa da capire è per quale motivo stiamo praticando e cercare un insegnante che abbia per davvero lo stesso obiettivo. In base a come mi alleno arriverò a diversi risultati e le differenze saranno abissali.
Le arti marziali, non gli sport da combattimento, sono uno studio sul proprio corpo, sulle proprie reazioni, sulla gestione motoria. Ti insegnano a muoverti correttamente seguendo determinati schemi, ad avere una buona struttura, a reagire in un determinato modo agli stimoli esterni. Ti permettono di acquisire la consapevolezza del tuo corpo e della tua mente. Ma questo è solo l'inizio.
Una volta che padroneggi decentemente l'arte marziale che studi, possiamo dire che sei "cintura nera" e quindi che hai finito... ti piacerebbe... vuol dire solamente che hai appena cominciato, che hai lontanamente iniziato a capire di cosa stai parlando. E il giorno in cui i tuoi movimenti saranno perfetti, la tua struttura sarà impeccabile, sarai preciso al millimetro, nemmeno allora sarai pronto, perché l'arte marziale non ti prepara a questo, parallelamente bisogna portare avanti una serie di studi sulle strategie di combattimento e difesa personale e sugli approcci psicologici.
Questo è il motivo per il quale gli sport da combattimento danno un'importanza decisamente minore alla perfezione della tecnica a vantaggio della preparazione fisica e delle strategie "preconfezionate". Perché a livello pratico hanno buone probabilità di riuscita.
E questo è anche il motivo per il quale recentemente sono nati moltissimi nuovi sistemi (il termine sistema calza a pennello perché non sono arti marziali), e cioè in risposta alla richiesta di noi occidentali che dopo aver studiato arti marziali per anni, convinti di arrivare dove volevamo, ad un certo punto ci siamo chiesti "perché non funziona?".
Lo so, ve la siete fatta questa domanda. Poi è arrivata la depressione.
Tradizionalmente chi studiava Wing Chun poi si andava a menare nei combattimenti clandestini e elaborava le sue strategie. Ecco perché il suo studio si limitava a Chi Sao, Lat Sao, forme e qualche altro esercizio, perché poi c'era la prova sul campo.
Oggi la maggior parte dei praticanti, la prova sul campo non la fa, ma il programma di studio tradizionale è lo stesso e non è sufficiente, e quindi sono nati dei sistemi che sembrano rivoluzionari ma che altro non sono che l'espressione delle stesse arti marziali studiate, applicate a differenti strategie di combattimento e autodifesa, al quale poi diamo un nome. Questi sistemi sono validi, ma spesso sono carenti di tecnica, struttura, principi e tutte le altre buone caratteristiche che hanno le arti marziali.
Quindi è per questo che credo sia fondamentale oggi studiare il Wing Chun (o qualsiasi altra arte marziale) e parallelamente portare avanti anche uno studio sulle strategie di difesa personale, di combattimento e di approccio psicologico, perché diversamente rischiamo di non raggiungere i nostri obiettivi.



martedì 26 ottobre 2021

Consigli per imparare il Wing Chun








Imparare il Wing Chun, come per ogni Arte Marziale, è una cosa impegnativa che richiede molta determinazione.
Eccovi alcuni consigli per tracciare il vostro percorso di apprendimento.

1) Praticare arti marziali tutti i giorni e per più tempo possibile.

Come spesso accade, le cose date per scontato sono quelle più ignorate, eppure sono importanti. Non si impara il Wing Chun se non lo si allena, non basta l'atto formale di iscriversi ad un corso.
Si sa che il lavoro, la famiglia e i doveri ci portano via tutto il tempo a nostra disposizione e anzi non basta mai, ma se il nostro obiettivo è quello di imparare le arti marziali, purtroppo in qualche modo dovremo trovarne.
Se non riuscite tutti i giorni, dedicate alla pratica tutto il tempo che potete, bisogna allenarsi e allenarsi.

2) Alternare periodi di full immersion con periodi di basso regime.

Spesso può risultare più producente alternare dei periodi in cui ci alleniamo in modo impegnativo, con altri in cui facciamo un allenamento di mantenimento. Non mi riferisco al fisico, ma ad allenamenti tecnico/pratici.
Mantenere un regime alto per troppo tempo potrebbe creare dello stress con il rischio di effetti negativi sulla pratica.
Quindi come sempre è l'equilibrio delle cose ad avere la meglio.

3) Cambiare esercizi e argomenti di studio.

Non è bene fossilizzarsi sugli stessi esercizi e allenarsi sempre nello stesso modo, anzi è bene periodicamente cambiare "argomento".
Per esempio potremmo concentrarci per un mese sul Chi Sao per poi passare al Lat Sao nel periodo successivo. Oppure dedicare un tot di tempo alle tecniche di gambe e successivamente allenare quelle di braccia.
Il vostro programma dovrebbe prevedere una base di allenamento fisso che vi permette di ripassare i fondamentali,e una variabile che cambia in base a come siete predisposti.
Inoltre sarebbe bene allenare l'argomento scelto con esercizi sempre differenti.

4) Ripassare le forme ogni 8 ore.

Gli schemi di movimento del Wing Chun (principi e tecniche), devono essere interiorizzati per venire fuori nel momento del bisogno, non basta conoscerli in modo razionale, bisogna renderli istintivi. Solita differenza tra teoria e pratica.
Un movimento dovrebbe essere ripetuto almeno una volta ogni otto ore per far sì che rimanga sempre "caldo" e "attivo" nel nostro istinto.
La Siu Nim Tao (prima forma) ci dà un elenco di tecniche e principi base, almeno questa è da eseguire con questa frequenza. Le altre due forme a mani nude, se non è possibile ogni otto ore, vanno ripassate comunque giornalmente.

5) E' inutile perdersi in tecnicismi: il Wing Chun è efficacia.

Spesso i marzialisti, sopratutto chi pratica Wing Chun, si perdono nei tecnicismi. Essere bravi e tecnici non vuol dire fossilizzarsi sulla tecnica. Praticare arti marziali non è precisione millimetrica, ma concretizzazione dell'unione di mente e corpo. Essere tecnici è importante ai fini della pratica, non oltre.
Eseguire alla perfezione la sequenza di una sezione di Chi Sao non è praticare arti marziali, ma acquisire maestria nell'eseguire quella sequenza. L'esercizio, in questo caso la sezione, invece di essere lo strumento per allenarsi diventa l'obiettivo per cui vi allenate e questo è totalmente sbagliato.
Sarete bravissimi ad eseguire quella sezione ma in caso di necessità il Wing Chun non ci sarà.

6) Allenare il Chi Sao nel giusto modo e nella giusta misura.
Il Wing Chun è Chi Sao ma il Wing Chun non è Chi Sao...
Il Chi Sao è l'essenza del Wing Chun... i principi, le strategie, le tecniche, l'energia, il vostro corpo, la vostra mente. Tutto si fonde in un unica essenza che si sprigiona nel Chi Sao.
Ma fare Chi Sao non è fare Wing Chun. L'esercizio del Chi Sao è una componente del Wing Chun, ma non basta ad allenarsi correttamente, anzi: il troppo stroppia.
Molti praticanti basano quasi tutto il loro allenamento sulla pratica del Chi Sao. Il risultato è che diventano completamente inadeguati alla reltà del combattimento. Fatevi due conti.

7) Attenzione anche a timing, distance e test/sparring.

Nell'allenamento di un praticante di arti marziali non c'è solo la parte tecnica relativa alla propria disciplina, questo vale anche per il Wing Chun.
Il fatto che nelle forme, nel Chi Sao e nel Lat Sao, non ci siano esercizi per il tempismo, la gestione della distanza e l'allenamento pratico attacca/difendi, non vuol dire che non si debbano allenare.
Ogni disciplina marziale necessita di pratica incentrata su timing, distance e test/sparring.
Riflessi ed esperienza si fanno o così o combattendo per strada. A voi la scelta.

8) Il Wing Chun non è tutto, bisogna avere una visione a 360°.

Ok ci piace il Wing Chun, ma è bene guardare oltre, essere un po' curiosi. Dedicarsi ad una disciplina marziale non vuol dire tifare una squadra e mettersi contro un'altra. Sarebbe bene buttare un occhio a cosa si fa nelle altre discipline per avere sempre una visione ampia delle arti marziali. Provare anche qualcos'altro se il nostro insegnante non si preoccupa di darci un'infarinatura di più elementi.
Potrebbe essere interessante ed opportuno esercitarsi con armi bianche, provare del combattimento a terra, allenarsi con qualcuno che pratica diversamente da noi. Nella storia dell'umanità è stato provato più volte che il confronto ci fa crescere.

9) Essere critici ma non disfattisti: trovate un buon Maestro.

Praticare seguendo dogmi è come lanciarsi da un ponte perché ci dicono di farlo, e quindi il mio consiglio è quello di essere sempre critici e di usare la testa.
Se le cose sono troppo strane è totalmente inefficaci è inutile sbatterci la testa contro, perché se non funzionano in palestra non funzioneranno mai per strada.
Però fate attenzione, se una cosa non riuscite a farla non vuol dire che sia sbagliata, ed essere critici non vuol dire fare i disfattisti.
Come sempre è l'equilibrio delle cose ad avere la meglio. Provateci, allenatevi e poi con calma siate critici. Magari una cosa non è adatta solo per voi.
Cercate e trovate un buon Maestro e dei buoni compagni con cui andate d'accordo e portategli rispetto, qualcuno che vi passi la sua esperienza, che vi insegni il suo Wing Chun e non un programma fatto da altri e seguito alla cieca.

10) La mente governa sul corpo.

Infine ricordatevi sempre che è la mente a governare sul corpo e il corpo è uno strumento per placare la mente. Trovate nelle arti marziali la vostra forma di meditazione e vuotate la mente quando vi allenate. Concentratevi, non pensate ad altro.
Se non potete allenarvi durante il giorno, pensate al Wing Chun, agli esercizi, alle forme. Cercate di immaginare le sensazioni di quando vi allenate, di riprodurre nella vostra mente i movimenti, immaginate di farli per davvero. Ragionate sulle tecniche, sui principi, sulle strategie.
Quando vi allenate mentre eseguite le tecniche, immaginate di applicarle in contesti reali, comunicate alla vostra mente che quei movimenti sono da collegare alla realtà e non sono movimenti fini a se stessi.
Il corpo è il vostro strumento per arrivare alla mente, ma è nella mente che risiede l'istinto. E' li che dovete infilare il Wing Chun.

Ci sarebbero tantissime altre cose da dire, ma queste credo siano le più importanti, poi ognuno deve tracciare il proprio percorso diversamente dagli altri, perché è suo il percorso. Spero vi siano utili.

lunedì 25 ottobre 2021

La differenza tra il Wing Chun e il Wing Tsun

il Wing Chun o il Wing Tsun? alleniamoci a Torino



Prima di tutto parliamo di traduzione o meglio di traslitterazione.

Come tutti noi sappiamo il Kung Fu è cinese e la Cina è grande, se andate in Calabria e in Piemonte sentite parlare due lingue diverse, figuriamoci cosa accade in Cina.
I cinesi utilizzano gli Ideogrammi (da Wikipedia): "Wing Chun Kuen (永春拳, Pugilato dell'Eterna Primavera)"
Vengono utilizzati anche altri ideogrammi.
Il primo problema quindi è la traslitterazione degli ideogrammi in caratteri occidentali.
Ma allora perché si parla di lignaggio e perchè chi pratica Wing Chun si muove diversamente da chi pratica ad esempio Wing Tsun o Wing Tjun o Wing Tzun o Ving Tchun ?
In realtà è abbastanza semplice.

Le federazioni.

Per farla breve e semplificando esistono alcuni canali principali, o meglio più diffusi, e da questi svariate derivazioni.
Fino a pochi anni fa normalmente chi praticava "wing chun" era legato ad un canale più "tradizionale" (questo termine è da prendere molto alla leggera perché di tradizionale oggi come oggi c'è ben poco). Ad esempio chi segue il filone di Wong Shun Leung o di William Cheung solitamente si identifica così.
Chi invece segue il filone di Leung Ting (il ramo principale è nell'EWTO) normalmente si identifica con il "wing tsun" e solitamente segue un programma rielaborato e più "occidentalizzato".
Le forme sono sempre le stesse ma vengono eseguite in modo molto diverso, visivamente i primi si muovono passando da una postura all'altra rapidamente e facendo delle pause sulla postura (alcuni lo definiscono "scattoso"). I secondi normalmente seguono un flusso unico più morbido muovendosi più lentamente tra le posture e soffermandocisi di meno.
Il modo di fare le forme ovviamente influisce su tutto il metodo e tutto il loro WX.
Il tutto comunque pretende di arrivare da Ip Man.

Oggi le cose sono un po' cambiate.

Dai canali principali, per mille motivi diversi (opinioni diverse, motivi commerciali, ecc), sono nate altre ramificazioni. Alcuni hanno praticato da entrambi i canali principali, altri hanno subito influenze di altre Arti Marziali (Kali Escrima, Tai Chi, Boxe, Jeet Kune Do, Brazilian Jiu Jitsu, ecc), altri ancora per disperazione sono fuggiti da alcune federazioni più interessate a vendere un prodotto che non ad insegnare il WX, ed infine alcuni hanno tentato disperatamente di risalire ad uno stile più antico con risultati a mio parere palesemente ridicoli, o tentando di cambiare prodotto di vendita.
Generalizzando di solito chi nel proprio nome utilizza la "T" (Tzun, Tjun, Tchun, ecc) deriva in buona parte dal ramo di Leung Ting, chi invece continua ad utilizzare la "C" può derivare da qualsiasi cosa.
Wing Chun Kuen (kuen vuol dire "pugno") è il modo più diffuso di indicare questo stile di Kung Fu ed io ho scelto di utilizzare questo nome per non voler fare riferimento a nessun ramo.
A mio parere ogni lignaggio è interessante e ci sono molti spunti, ma sono gruppi con una mentalità troppo chiusa per i miei gusti e spesso non guardano al di la delle loro convinzioni.
Io sono dell'idea che c'è da imparare da chiunque e quindi seguo ogni canale ascoltando, confrontando e cercando di capire perché uno la pensa in un modo e uno di un altro.
Dalle diverse opinioni nasce l'evoluzione, il tradizionale è importante per studiare e capire, ma è dell'attuale che ci vestiamo tutti i giorni.

domenica 24 ottobre 2021

Alcune armi da combattimento corpo a corpo

Ne elencherò alcune esotiche piuttosto che quelle che tutti hanno già visto

1. Bagh Nakh: facile da nascondere, indossato sulla mano, quindi è difficile perdere la presa. Bagh significa tigre e Nakh significa unghie. (Hindi).



2. Katar: hai mai notato quanto sia difficile pugnalare la parte superiore del corpo di qualcuno con un coltello senza allungare il polso troppo forte? Quest'arma risolve questo problema.



3. Club di guerra con testa a sfera nativa dei boschi orientali - la testa a sfera all'estremità assicura che la massima forza venga trasferita al nemico attraverso la piccola area di impatto. Nota anche la curvatura in avanti, aumentando ulteriormente la potenza.




4.Gunstock war club - stessi punti del precedente, ma più lunghi, a 2 mani che lo rendono ancora più forte, è da notare il piccolo bordo in acciaio aggiunto sul retro.



5.Zulfiqar - una spada che si credeva fosse stata usata dal genero del profeta Maometto e persa nel tempo, il disegno è stato usato da altri nel corso della storia. Non c'è davvero una spiegazione per la forchetta in punta.



6.Kanabo - un grosso bastone usato per colpire avversari corazzati. Nota le manopole in acciaio. Si usa a 2 mani, ma può essere più piccolo per essere usato a 1 mano.





sabato 23 ottobre 2021

Il combattimento a terra nel Wing Chun Kung Fu



Ci sono arti marziali che si specializzano nel combattimento a terra, alcune più e alcune meno, mentre altre lo ignorano completamente. Ma qualunque sia l'arte marziale praticata bisognerebbe tenere conto di ciò che può succedere quando si cade a terra.
Spesso si sente dire che nel Kung Fu il combattimento a terra non è preso in considerazione, perché quando finisci a terra sei un uomo morto.
Innanzi tutto, prima di essere un uomo morto mi piacerebbe provare a sopravvivere, seconda cosa, vallo a dire a tutti quei combattenti che hanno fatto del suolo il loro principale campo d'azione e sono pericolosissimi.
Visto che le arti marziali devono essere vissute nel contesto di oggigiorno, il Wing Chun utilizzato come sistema di autodifesa deve obbligatoriamente prevedere anche un programma di combattimento/difesa a terra.
Al giorno d'oggi se qualcuno subendo un'aggressione finisce per terra, non deve essere un uomo morto, anzi, deve difendersi con ogni metodo e ad ogni costo.

Il Wing Chun a terra.

Prima di tutto è bene fare una semplice analisi superficiale dei sistemi di lotta a terra delle più comuni arti marziali.
Queste discipline sono regolamentate al fine di poter permettere un combattimento a terra. Difatti sono proibiti colpi, dita negli occhi, prese ai genitali, morsi e quant'altro.
Grazie a questo regolamento è possibile focalizzarsi sulla lotta, sulle "guardie", su leve articolari e strozzamenti, su immobilizzazioni e stritolamenti, ecc. Ma purtroppo buona parte di queste tecniche funziona con molta difficoltà in un contesto non regolamentato e quindi per strada.
Il Wing Chun non si specializza nella lotta a terra in modo analogo a discipline come il Judo, la Lotta Greco Romana o il Brazilian JuJitsu, proprio perché si sviluppa in un contesto non sportivo, quindi utilizza altri schemi.
Prima di tutto l'obiettivo principale è quello di tenere a distanza l'aggressore in piedi e non avvicinarlo per lottarci, e già questa "banale" differenza cambia totalmente la prospettiva se paragonata alle discipline citate, dove invece l'obiettivo è il grappling.
Seconda cosa, una volta obbligati al contatto pieno a terra, ci si comporta esattamente come in piedi, si cercano i "buchi" nella guardia dell'aggressore tramite il Chi Sao e si colpisce ogni volta che si può con tecniche atte a finalizzare il prima possibile rendendo inoffensivo l'aggressore. Colpi negli occhi, nella gola, nei genitali, ecc.
La guardia a terra prima del contatto è molto simile a quella in piedi. Sia le braccia che le gambe sono posizionate sulla Linea Centrale. Ogni volta che l'aggressore si avvicina con le gambe tenteremo di allontanarlo mirando alle ginocchia utilizzando tecniche di calci molto simili a quelle utilizzate in piedi.
Se l'aggressore riesce a superare la nostra guardia delle gambe, tenteremo immediatamente di ripristinare la distanza sfruttando la sensibilità delle gambe (chiamato da alcuni Chi Gerk) come nel Chi Sao con le mani.
L'obiettivo sarà quello di calciare nuovamente l'aggressore allontanandolo e rialzarsi il prima possibile se lo spazio tra voi e lui lo concede.
Solo quando questo non sarà possibile e l'aggressore riuscirà a finirci addosso, sfrutteremo la sensibilità di tutto il corpo come nel Chi Sao ed esattamente come in piedi lo colpiremo ogniqualvolta sarà possibile per cercare di renderlo inoffensivo.
I principi e le linee guida del Wing Chun sono perfettamente adattabili a ciò che può accadere a terra, ma è fondamentale esercitarsi perché quando siamo in piedi la gravità è sotto i nostri piedi, mentre quando siamo a terra la ritroviamo dietro la nostra schiena (è quasi ovvio dire che se cadete proni o di fianco la prima cosa da fare è posizionarvi con la schiena a terra).
Molto spesso può succedere che si cada insieme all'aggressore durante una lotta iniziata in piedi. In questo caso l'obiettivo sarà divincolarsi quanto prima, posizionare il piede tra voi e lui e calciare per allontanarlo e avere modo di rialzarvi esattamente come spiegato prima.
Il consiglio che mi sento di dare è di fare pratica con la lotta a terra senza colpi (come quella del Judo) per abituarvi alla diversa gestione del corpo, ed esercitarvi con il Chi Sao a terra esercitando la sensibilità di tutto il corpo. Questo è fondamentale per imparare a muovervi al meglio quando non riuscite a tenere l'aggressore a distanza.

venerdì 22 ottobre 2021

La difesa da coltello è realmente possibile?

 



No. Se l'aggressore ha un minimo di esperienza non si hanno che minime possibilità. Il coltello dona un vantaggio tale da annullare qualsiasi skill possegga l'aggredito. In anni di allenamento il momento della difesa da arma bianca rivelava la verità di quanto sopra: il più delle volte una stoccata arrivava a bersaglio. Una cosa strana: utilizzando un coltello vero su attacchi dichiarati e quindi facili da neutralizzare per gente con anni di palestra…..solo uno o due riuscivano a cavarsela. Eppure l'attacco pur in piena potenza era lineare. Con davanti il ferro vero ci si blocca punto e basta. Soluzione? Più ore dedicate a questo allenamento e sapere che anche una stoccata con un coltello di legno fa un male boia. Ma sopratutto bisogna studiare l'attacco reale che non è codificato come quello mostrato in palestra. Su di questo si studia e si studia qualcosa di valido consci che anche cosi si aumentano di poco le speranze di cavarsela contro chi il coltello lo sa maneggiare. Per chiudere con una nota positiva ho saputo oggi che un mio carissimo amico che pratica da 40 anni e che non vedo da 25 è stato aggredito da un tossico armato di coltello e se l'è cavata senza problemi, bisognerebbe conoscere la dinamica e etc. etc.


giovedì 21 ottobre 2021

Gli attori non stavano recitando

 


Quello che vedi sopra è il funerale di Chen ne L'ultimo combattimento di Chen.

NESSUNO in questa scena sta recitando.

Perchè? Perchè semplicemente questi filmati sono i veri filmati del vero funerale di Bruce Lee.

Nessuna parte di questo filmato è stata modificata per sembrare quello che realmente è.

E' una cosa molto macabra, ma devi capire che questo film è stato per anni un'accozzaglia di frammenti di pellicola perduti, e ad oggi ne sono stati ritrovati solo 36 minuti totali.

In qualche modo il film doveva essere completato.

mercoledì 20 ottobre 2021

Bruce Lee si è sovrallenato, ha agito troppo e si è esaurito da solo?

Non è un segreto che Bruce Lee si sia allenato duramente. Estremamente e duramente. Ha allenato il suo corpo a un livello così folle che aveva persino l'abitudine di colpire ripetutamente ghiaia, pietre e alberi per indurire le mani e aumentare la densità delle ossa delle dita e delle nocche.



Anche quando era in "modalità di riposo", Bruce Lee non si riposava mai del tutto, mai del tutto: era un esperto di multitasking e, ad esempio, usava le pinze per aumentare la forza di presa e la potenza dell'avambraccio mentre guardava il calcio o le notizie con gli amici famiglia. Inoltre teneva e rilasciava con disinvoltura pesi nelle sue mani o afferrava la superficie di qualunque cosa si fosse seduto o vicino.



Andava in bicicletta, ovunque, o quando faceva una commissione, correva. Era quasi perennemente in movimento. Era davvero qualcosa da vedere. Era sano? Non ne sono così sicuro. A volte il suo corpo provava un dolore tremendo, e lui semplicemente... continuava, continuava a spingere, senza mai riposare. Riposa, guarisci, ah! Rideva di quelle cose. Riposerò nella tomba, si vantava Lee. Ha dormito con un occhio aperto come un cowboy, nuovi esercizi, nuove routine e regimi per migliorare la sua forza erano sempre nella sua mente.

Il controllo che l'uomo aveva sul suo corpo era incredibile e la sua forza fenomenale e feroce. L'uomo era una tigre o un altro super predatore quasi quanto un essere umano. Verso la fine... in qualche modo si è evoluto. Era ancora un uomo, ma era anche un po' più di un semplice uomo. Era una leggenda. Consapevole di come, dietro ogni angolo di strada, uno sfidante potrebbe essere in attesa.



Bruce Lee è stato coinvolto in molti combattimenti, ha sempre sentito il bisogno di dimostrare il suo valore, di dimostrare la sua abilità, di dimostrare i suoi insegnamenti e di essere al top del suo gioco. Doveva sempre adattarsi, doveva stare sempre all'erta, sempre in guardia. Non deve essere stato facile. Era un tipo di fitness di prim'ordine, ossessionato dal cibo, dal bere e dalle abitudini di allenamento a un livello che sembra quasi impossibile. Ha preteso incredibilmente tanto da se stesso e dal suo corpo, ha corso come un cavallo da corsa in pista, all in, in una corsa ad alto rischio che sembrava non finire mai.

Alla fine non sono sicuro di cosa abbia ucciso esattamente Bruce Lee. Ho letto che potrebbe aver risposto male ai farmaci, facendogli gonfiare il cervello. La sua morte non è stata piacevole, ma sembra essere stata rapida e piuttosto improvvisa. Ha spinto il suo corpo oltre i limiti di ciò di cui un essere umano è capace? Verosimilmente. Ma che uomo era. E che vita ha vissuto!


martedì 19 ottobre 2021

Qual è il modo migliore per meditare?

È da 5 anni che medito e posso dirvi questo.... non è molto utile. Lasciate che vi spieghi.

Il 99% dei libri, degli insegnanti, ecc. che pensano di conoscere la meditazione non ne sanno nulla.

Mi piace la risposta di un insegnante sulla meditazione. La chiama "attenzione folle".

In altre parole, è da pazzi pensare di poter dedicare 30 minuti della propria vita a non pensare a niente. Quindi quello che succede è che tu pensi a tutte le cose brutte che accadono nella tua vita. Diventa il contrario di quello che dovrebbe fare.

E cosa dovrebbe fare la meditazione? Alcuni dicono che li "rilassa". Forse questo è vero per loro. Ma la meditazione è un lavoro duro. Non è rilassante.

Esempio: avete mai provato a sedervi in un loto o in un mezzo loto per 30 minuti? Tutto qui - trenta minuti? La circolazione sanguigna viene interrotta da una o da entrambe le gambe e quando si smette di meditare (o durante) il dolore diventa enorme quando il sangue torna a scorrere.

Quindi due problemi con i metodi di meditazione tradizionali: ti fa male mentalmente ed emotivamente perché inizi a pensare troppo, ti senti come se stessi fallendo, ecc. E poi ti fa male fisicamente.

La meditazione è a volte chiamata "una pratica". Come a dire: "Hai fatto la tua pratica oggi? A cosa serve la pratica della meditazione? È la pratica per la vita quotidiana. Per essere nel momento in cui accadono nella vita sia cose buone che cattive.

Il mio suggerimento prima di tutto è: pratica durante quei momenti. Come, in questo momento, qualcuno mi ha appena mandato un'e-mail che ho trovato davvero fastidioso. Così fastidiosa che ho quasi dovuto smettere di scrivere perché stavo pensando a questa e-mail e alle mie potenziali risposte.

Ma mi sono fermato e ho detto: "Sai, questo non è un modo utile per me di pensare in questo momento. Non aiuta nessuno e mi danneggia il cervello".

Questa è meditazione.



Praticare sempre più spesso fermandosi nel mezzo di pensieri "non utili". Infatti, si può fare tutto il giorno: etichettare i pensieri "utili" o "non utili". Guardate tutti i vostri pensieri mentre arrivano. "utile". "non utile", e così via.

Se stai guidando in macchina e qualcuno non va abbastanza veloce e ti dà fastidio? "Non utile". BAM! Non solo stai meditando allora, ma stai raggiungendo i risultati della meditazione.

Alcuni pensano che la visualizzazione di cose piacevoli sia la meditazione. Non lo è. È visualizzazione. Va bene se ti piace farlo. E potrebbe essere un tipo di meditazione se sei davvero bravo a rimanere fedele alla visualizzazione e a non lasciare che la tua mente vada alla deriva. Ma è difficile. Quindi esercitatevi prima momento per momento, durante il giorno. Cercate di avere pensieri più utili di quelli non utili. Questo è tutto ciò che Buddha raccomanda.


lunedì 18 ottobre 2021

Chi è Kalì?

Kali è una dea indù. È associata all’oscurità, alla morte e alla distruzione, ma può anche rappresentare il rinnovamento, la purificazione e la maternità. È sicuramente una delle dee hindi più temibili ed è la figura centrale in alcuni racconti e opere d’arte piuttosto raccapriccianti. Tra gli indù ispira anche un certo senso di rispetto e devozione tra i suoi seguaci, e il suo ruolo nel pantheon indù è estremamente complesso.



In hindi, Kali significa “il nero” e questo significato può essere interpretato in diversi modi. La dea ha certamente una natura oscura e minacciosa che potrebbe essere pensata come nera. È anche capace di inghiottire il mondo nell’oscurità, e distinzioni come nomi e forme svaniscono in quell’oscurità. Mentre questa oscurità suscita la paura della morte nelle persone che sono impreparate, simboleggia anche la pace per i suoi seguaci.


domenica 17 ottobre 2021

Bruce Lee e i famigerati fight club sui tetti di Hong Kong




 Negli anni '50 e '60, i famosi artisti marziali di Hong Kong sono scesi sui tetti per esercitare il loro mestiere.

Ponson Sin Lam-yuk aveva solo otto anni quando ha iniziato a percorrere le strade del famigerato quartiere a luci rosse Wan Chai di Hong Kong e stava cercando una battaglia.

"Volevamo sempre litigare", Sin ricorda del suo tempo con i teppisti con cui era solito uscire all'inizio degli anni '60.

“Quando non eravamo per strada, portavamo questo pesante sacco da boxe di pelle sulle colline e lo appendevamo a un albero e cercavamo di imparare a combattere in quel modo. A volte ci siamo anche esercitati sugli alberi”.

A quei tempi, Wan Chai, sul lato di Victoria Harbour, pulsava ancora di neon di notte. Soldati e marinai in licenza dalla guerra del Vietnam si sono mescolati a prostitute e spacciatori di droga, e i poliziotti hanno chiuso un occhio sui loro nefasti rimborsi e ricuciture.

Anche le bande di strada si sono scatenate. Tutto ciò che il giovane Sin doveva fare era uscire dal suo condominio e si sarebbe ritrovato nel bel mezzo di tutto questo.

I genitori di Sin videro la direzione in cui era diretto e avevano altri piani per il loro figlio ribelle. Ma l'ironia di tutto ciò – guardando indietro ora circa cinque decenni dopo – è che nei loro sforzi per portare Sin fuori dalla scena del combattimento, in realtà si sono assicurati che sarebbe stato nel bel mezzo di tutto per tutta la vita.

"Volevano darmi disciplina, quindi mi hanno fatto entrare in una scuola di arti marziali", dice l'ormai 64enne. “Ecco cosa è successo. Ma ho anche potuto combattere quanto volevo, perché è quello che abbiamo fatto, quasi ogni singolo giorno e notte, lassù sui tetti".

La fiorente scena di combattimento sui tetti di Hong Kong degli anni '50 e '60 è diventata leggenda. Ha forgiato le carriere e le vite di personaggi come Sin, l'icona delle arti marziali Bruce Lee e, prima di entrambi, il grande Wong Shun Leung, un uomo che si dice abbia avuto centinaia di combattimenti sui tetti o sui beimo.

Quanto fossero gravi è stato a lungo oggetto di dibattito. Alcuni, senza dubbio, sono stati usati semplicemente come sessioni di allenamento, ma altri sono diventati cattivi. Fu per questo che la polizia si interessò sempre più a ciò che stava facendo il giovane Lee, prima di consigliare alla sua famiglia di mandarlo a scuola a Seattle, per la sua sicurezza.

Sul grande schermo, questi club di combattimento sono stati immortalati nei film degli Shaw Brothers e in seguito negli studi cinematografici Golden Harvest negli anni '60 e '70. Sono stati anche rivisitati più recentemente nel franchise di Ip Man dei film di Hong Kong, incentrato sulla vita del principale mentore del wing chun di Bruce Lee.

Da parte sua, Sin avrebbe continuato a padroneggiare le arti del tai sing pap kar moon (pugno d'ascia di scimmia) e ad una carriera di combattimento professionale con la promozione Full Contact Boxing di Hong Kong. Ha mescolato discipline decenni prima che le MMA diventassero una cosa, affrontando alcuni dei migliori kickboxer e combattenti di Muay Thai del mondo. Sin ha anche viaggiato in Asia in cerca di risse e di guadagni lucrosi.

"Da quello che avevo imparato in quei primi giorni, ero pronto a tutto", dice Sin.

Bruce Lee era cresciuto dall'altra parte del porto rispetto a Sin, in quelle che erano le strade decisamente più ricche di Kowloon. Lee aveva anche frequentato bande di strada, per lo più studenti del St. Francis Xavier's College che frequentava, mentre cercavano risse che spesso coinvolgevano studenti di acerrimi rivali della King George V School. Allo stesso modo, Lee si è ritrovato ad affrontare tutti gli altri negli attacchi di beimo tenuti sui tetti intorno a casa sua, lontano dagli occhi indiscreti della polizia.

Questo era il pre-grattacielo di Hong Kong, dove la maggior parte degli edifici residenziali e misti erano senza ascensore di non molto più di tre piani. Quasi tutti avevano aree pianeggianti sul tetto che erano destinate a una sorprendente varietà di usi. Le famiglie si rivolgevano agli spazi per le feste, i bambini stavano lassù a far volare gli aquiloni, mentre le piccole stanze erano spesso nascoste negli angoli e usate come baracche per i poveri, o per lavanderie, o anche bordelli.

Dopo la guerra civile, la Cina aveva assistito a un esodo di massa di artisti marziali, mentre i governanti comunisti in arrivo disapprovavano le loro pratiche. Quindi, per molti, Hong Kong era diventata una nuova casa, un luogo dove continuare i propri insegnamenti.

Hanno visto l'opportunità in questi tetti.

Lo spazio è sempre stato prezioso a Hong Kong e le scuole di arti marziali si sono rese presto conto che potevano usare queste aree aperte come estensione dei propri studi.

Le arti marziali erano cadute in disgrazia ufficiale a Hong Kong nel corso della prima metà del 1900, considerate dal governo coloniale come un umile passatempo per criminali e teppisti, e con combattimenti pubblici completamente fuorilegge. Ma le scuole di arti marziali stavano ancora lavorando nell'ombra, grazie all'afflusso di questi sifu dall'altra parte del confine.

Poi, il 17 gennaio 1954, nella vicina enclave di Macao, fu messo in scena un "duello mortale" tra due artisti marziali. L'idea stessa della brutale gara catturò i titoli dei giornali a Hong Kong. Ma come rissa, era un po' una finzione, un incontro tra un 53enne e un 34enne che alla fine è stato dichiarato un pareggio squallido. Ma ha raccolto fondi significativi per beneficenza e, cosa più importante, ha anche catturato l'immaginazione del pubblico e di una giovane generazione di aspiranti combattenti.

Allo stesso tempo, il Kung Fu stava crescendo in popolarità anche nel cinema di Hong Kong, con l'aiuto di maestri di arti marziali trasformati in registi, come il grande Lau Kar-leung. E il cinema ha iniziato a svolgere un ruolo sempre più importante nel garantire la fama dell'arte sia in patria che all'estero.

Il Kung Fu salì alle stelle nei primi anni '70, quando Bruce Lee ottenne il plauso internazionale, sia prima che dopo la sua tragica morte per edema cerebrale il 20 luglio 1973, all'età di soli 32 anni.

Per Lee – e per una generazione di co-protagonisti e stuntman – tutto è iniziato sui tetti vicino alle loro case.

"Nei brutti tempi degli anni '50 e '60, quasi tutte le palestre di arti marziali erano all'ultimo o al secondo piano", ricorda James Elms. “Per lo più i combattimenti erano più per misurare quanto eri bravo. Avresti sentito parlare di chi era bravo e se ti fossi immaginato avresti lanciato una sfida.

“Questo non vuol dire che non si siano riscaldati. C'erano spesso scontri sanguinosi e a nessuno piace perdere. C'erano, come sempre, molti ego”.

L'ormai 76enne Elms è cresciuto nelle stesse strade del dopoguerra di Wan Chai, le strade che hanno visto Sin correre selvaggiamente. Tuttavia, la sua fortuna è cambiata quando è entrato nelle forze di polizia.

Elms aveva il compito di pattugliare le stesse strade in cui era cresciuto. Aveva contatti regolari con le scuole di arti marziali e i combattenti del distretto, e questo alla fine lo avrebbe portato ad aiutare a creare la promozione Full Contact Boxing nei primi anni '80.

Guardare indietro adesso, dice, è come guardare in un mondo diverso.

"A quei tempi, le strade secondarie erano lontane dalle aree a luci rosse e dall'azione", afferma Elms. “Erano piccole comunità a parte con persone che fabbricavano bastoncini d'incenso e li asciugavano al sole, intrattenitori che allestivano bancarelle con scimmie e quant'altro, e poi c'erano molte scuole di arti marziali in cima, con studenti che andavano e venivano tutto il tempo.

"Se andavi in ​​una di queste palestre, venivi automaticamente etichettato come una triade o una futura triade", ha detto. “Questo è solo il modo in cui è stato visto. Ma che sia quello che sei diventato o no, non c'è dubbio che era dove sei andato se volevi imparare a combattere.

Ironia della sorte, l'aumento della popolarità delle arti marziali che Bruce Lee ha alimentato ha anche contribuito alla scomparsa dei club di combattimento sul tetto.

“C'è stata la morte di un giovane uomo in una rissa organizzata tra due scuole di arti marziali all'inizio degli anni '70. Ciò ha attirato l'attenzione del governo", ricorda Elms. “Ma il fattore principale che ha cambiato tutto è stato che i promotori hanno iniziato a essere coinvolti quando le arti marziali sono diventate di nuovo popolari. Le cose sono diventate più organizzate e più persone volevano vedere i combattimenti.

“Potevano anche scommettere. Sebbene fosse illegale, il gioco d'azzardo ha reso questi eventi estremamente popolari. I combattenti potevano fare soldi e potevano diventare delle star", spiega. "Quindi i vecchi club di combattimento sul tetto sono stati presto un ricordo del passato."

L'aumento della popolazione di Hong Kong negli anni '70 e in poi ha significato che i tetti sono stati chiusi e sono diventati appartamenti, gli affitti sono aumentati e le scuole di arti marziali sono state messe fuori mercato. I vecchi caseggiati sono stati sostituiti con palazzine.

Tutto ciò che è rimasto in questi giorni sono i ricordi.




sabato 16 ottobre 2021

Nella mente di Wong Shun-leung, il miglior studente di Ip Man e insegnante di Bruce Lee




Incontra l'uomo che ha aiutato a portare Bruce Lee – e il kung fu – nel mondo.

Nel variegato mondo delle arti marziali la storia dell'arte ha difficoltà a manifestarsi quando si tratta di separare l'uomo dal mito ed è per questo che c'è ancora un alone di mistero che circonda la vita di Wong Shun-leung.

Al di fuori dei fedeli seguaci delle arti e di storici di Hong Kong, il racconto del maestro di wing chun rimane praticamente sconosciuto, nonostante l'enorme impatto che Wong ha avuto durante la sua vita sia come insegnante che come uomo.

Il mondo sa quasi tutto quello che c'è da sapere su Bruce Lee, amico e discepolo di Wong.

E la storia di Ip Man, mentore di entrambi, è stata ben documentata nel tempo, più di recente attraverso l'omonimo franchise cinematografico prodotto ad Hong Kong che ha registrato un incasso combinato di circa 300 milioni di dollari nelle sue cinque puntate.

Ma che dire del "Re delle mani che parlano", come era noto Wong, un uomo che sosteneva di aver vinto più di 100 combattimenti, sia legali che non legali, e a cui è spesso attribuito il merito di aver collocato Lee sul percorso che alla fine avrebbe portato il kung fu a livello globale.

Grazie alle clip sgranate e impregnate di seppia che sono emerse su YouTube, possiamo vedere che Wong era un uomo sorprendentemente piccolo di statura, date le sue leggendarie abilità di combattimento. Parla con passione e umorismo e i suoi occhi sembrano illuminarsi quando parla del suo mestiere o riflette sul suo passato.

Ma queste clip ti lasciano con il desiderio di saperne di più su come era Wong come uomo. Ed è per questo che oggi siamo arrivati in un luccicante e modernissimo centro commerciale alla periferia di Hong Kong.

Yuen Long si trova nel distretto dei Nuovi Territori che divenne la dimora della generazione di artisti marziali - tra cui Ip Man - che fuggirono dalla Cina continentale negli anni '50, qui per sfuggire alle ripercussioni della guerra civile che lasciò il partito comunista al comando nel nord, o da vari crimini e delitti. Hanno portato con sé tradizioni secolari di arti marziali - e racconti - quando lo hanno fatto.

Tim Chiu Hok-ying è tra coloro che mantengono in vita quei lignaggi attraverso la sua vicina associazione di arti marziali di Ving Tsun. È qui che il sessantenne trasmette la conoscenza che Wong Shun-leung ha condiviso con lui, ed è qui che ci incontriamo per scoprire qualcosa in più sul suo maestro.

"Le storie che senti su di lui sono vere", dice Chiu del suo maestro. “Il motivo per cui così tanti studenti sono andati da lui per imparare è perché aveva davvero combattuto tutti quei combattimenti e perché aveva vinto così tanti combattimenti. Era solito andare in giro e "prendere a calci il negozio", il che significa sfidare i combattenti di altre scuole. Sifu Wong si è sempre messo alla prova e questo è ciò che ci ha contagiato. Non sai mai quanto puoi essere bravo – come artista marziale e nella vita – a meno che non vieni sfidato”.

Wong è nato a Hong Kong l' 8 maggio 1935 e si è allenato come pugile prima di essere travolto dal riemergere delle arti marziali - e del kung fu in particolare - negli anni '50. Una crescente comunità di giovani locali desiderosi di esplorare le antiche tradizioni delle arti marziali cinesi era apparsa quando insegnanti come Ip Man avevano fatto casa a Hong Kong.

Le scuole sul tetto divennero uno spettacolo comune in tutta la città, per lo più lasciate in pace dai suoi padroni coloniali britannici, sebbene imponessero ancora il divieto di gare di combattimento pubblico. Il pensiero tra i poliziotti era che era molto meglio sapere dove fosse la maggior parte dei ragazzi a cui piaceva combattere - almeno una volta al giorno - piuttosto che doverli inseguire per le strade in caso di necessità.

Prima di assumere studenti suoi, Wong gravitava intorno alla scuola di Ip Man e aveva presto trovato una fama crescente tra gli artisti marziali. Ha gareggiato per Hong Kong, ufficialmente, mentre allo stesso tempo mostrava un vivo interesse sia per i combattimenti di strada che per i match contro altre discipline attraverso le quali poteva mostrare le sue abilità.

"[Lui] è stato attratto da Ip Man semplicemente perché ha scoperto che Ip Man era il migliore", afferma Chiu. “All'inizio non era sicuro. Ma era anche interessato ad ampliare ciò che aveva imparato da Ip Man. Era un po' un uomo di spettacolo, quindi gli piaceva la reputazione che si era costruito come combattente e gli piaceva l'attenzione della stampa. Ma questo non lo ha mai distratto quando è arrivato il momento di condividere la sua conoscenza delle arti marziali con gli altri. Quello che ho scoperto di aver imparato da lui, quando è arrivato il mio momento di insegnare, è che bisogna dare l'esempio, nella formazione e nella vita. Mi ha aiutato a pensare non solo a quello che stavo facendo, ma anche al motivo per cui lo stavo facendo".

Ci sono state gare individuali che sono diventate leggenda, come il tempo in cui ha affrontato e devastato un pugile russo che pesava più di 250 libbre e si trovava intorno a 6 piedi e 6. C'erano anche centinaia di incontri segreti " beimo " a mani nude dentro e intorno alla sua città natale.

"Era molto veloce", ride Chiu. “Molti avversari lo sottovalutavano ma lui diceva sempre che dai tuoi avversari imparavi di più, che non allenandoti in palestra. Ogni volta che combatti, scopri qualcosa che non stai facendo nel modo giusto e diventi migliore. Il tuo miglior insegnante è il tuo avversario. Questa è una lezione importante che ho imparato da Wong sifu ".

È stata la volontà di Wong di imparare da altri sport da combattimento e di incorporare ciò che ha imparato nel suo kung fu, che ha attratto studenti come Bruce Lee. Nel corso degli anni Wong avrebbe variamente descritto il "Piccolo Drago" come "dispettoso", e "arrogante", ma ha anche detto che non c'erano dubbi sull'abbondante carisma del giovane. Wong si rivolgeva spesso anche a un aneddoto specifico per evidenziare la rapidità con cui è stata stabilita una connessione tra la coppia.

L'adolescente Lee aveva negli anni '50 sviluppato una certa reputazione per la sua volontà di impegnarsi in battaglie con altri studenti e per le strade. La polizia locale lo teneva d'occhio, e nel 1959, sarebbe stato il loro amichevole avvertimento ai genitori di Lee che avrebbe accelerato il suo trasferimento a Seattle e (avevano sperato) fuori pericolo. Mentre Lee e i suoi amici erano apparentemente spesso veri terrori per le strade, avevano anche iniziato ad aprire le loro menti agli insegnamenti e alla disciplina delle arti marziali.

Lee era diventato uno studente di Ip Man e stava rapidamente sviluppando le sue abilità, ma era anche curioso di saperne di più sullo stile - e l'atteggiamento - che Wong stava sviluppando. Un giorno Lee e i suoi compagni decisero di provare le lezioni di Wong. Quando arrivarono in palestra, Lee balzò su per le scale solo per riapparire rapidamente con la brutta notizia che era, in effetti, chiusa.

Lee ha poi detto ai suoi amici che stava andando a casa e si è fermato a una fermata dell'autobus nelle vicinanze mentre tutti si separavano. La verità era che la palestra di Wong era aperta, ma Lee voleva i suoi insegnamenti tutti per sé. Una volta che i suoi amici si sono dispersi, è tornato su per le scale ha volato per lezioni private che si sarebbero trasformate in un'amicizia per tutta la vita.

Una volta che Lee ha iniziato a sviluppare il suo stile Jeet Kune Do, a volte scriveva a Hong Kong spiegando i suoi piani e chiedendo consigli. Si dice che Wong abbia tenuto una di queste lettere nel suo portafoglio fino al giorno della sua morte.

Un altro intrattenitore da imparare da Wong – brevemente – è stato l'attore e regista di Hong Kong Stephen Chow Sing-chi. È famoso per il suo mix mo lei tau (nonsense) di kung fu e commedia, e per i successi al botteghino tra cui Shaolin Soccer (2001) e Kung Fu Hustle (2004) che hanno raccolto oltre 1 miliardo di dollari di entrate.

"Bruce scriveva, chiedendo questo e chiedendo quello", dice Chiu. “Gli insegnamenti di Wong sifu facevano parte dello stile sviluppato da Bruce Lee ed erano simili perché volevano espandere e sviluppare i loro stili. Pensavano che come artista marziale non dovessi mai smettere di imparare".

Ciò che ha reso Wong un po' diverso da gente come Ip Man, è stata la sua volontà di rendersi pubblici, di corteggiare la stampa e di costruire sulla propria reputazione. Era anche molto appassionato di fumo e bevande e di tenere corte in uno degli innumerevoli caffè dai pai dong di Hong Kong . In termini di lignaggio, l'insegnamento delle arti marziali è passato da coloro che hanno evitato completamente le luci della ribalta (Ip Man), a coloro che hanno iniziato a vederne i benefici (Wong), a coloro che l'hanno abbracciato completamente (Lee).

"Aveva un ottimo rapporto con alcune parti dei media", dice Chiu. “Non molti insegnanti l'avevano fatto prima, ma hanno contribuito a raccontare la sua storia e ad attirare studenti. Più parlava, più la sua statura cresceva, ma ha sempre sostenuto le sue parole con i fatti".

Wong ha continuato a guidare generazioni di artisti marziali prima di morire, dopo aver subito un grave ictus il 28 gennaio 1997, all'età di 61 anni. Sua moglie, Wong Chow Man-fong, ha detto al South China Morning Post che credeva che gli studenti fossero attratti dal marito classi perché era "un pensatore oltre che un combattente".

Chiu è d'accordo.

"Era un vero maestro", dice Chiu. “Ha combattuto per raggiungere la vetta mentre la maggior parte degli insegnanti ha ereditato le proprie posizioni dai propri sifu , o sono stati promossi a quelle posizioni. Ma era più di un semplice combattente, ci ha insegnato tutto su come affrontare la vita”.


sabato 2 ottobre 2021

Le persone che praticano arti marziali sono più aggressive?

Di norma, più sei forte e hai esperienza, meno sei aggressivo, le persone che fanno sport da combattimento o arti marziali e sono comunque alla costante ricerca di rogna, nel 90% dei casi sono alle prime armi. Per tanti motivi.

Tanto per cominciare più tempo ti alleni e più match fai, più ti rendi conto che combattere è estremamente pericoloso pure con le regole, pensa per strada. Perchè andartela a cercare? Per ottenere cosa? Una denuncia o un ricovero in ospedale?

Poi c'è un fattore psicologico, ovvero una maggiore disciplina e la consapevolezza di essere forti. Io nemmeno rispondo quando mi insultano persone palesemente più deboli di me perchè non devo dimostrarmi niente, al massimo le mando a fanculo ma la cosa finisce a parole; sarebbe facilissimo pulire il pavimento con la loro faccia ma a che pro? Per dimostrare di essere un animale? No grazie, preferisco evitare una denuncia e stare a posto con la coscienza.

Poi, se parliamo solo di atteggiamento diciamo che certi sport ti possono portare ad assumere un atteggiamento "aggressivo" se lo vogliamo chiamare così ma quello dipende dal fatto che magari ti piace combattere e lo sport diventa parte di te in come ti muovi, come ragioni e come vivi. A me dicono sempre che do l'idea di uno che sta sempre andando a menare qualcuno ma non è vero, sono il primo che risolve le cose a parole o andandosene piuttosto che arrivare alle mani.

La maggior parte dei praticanti di "arti marziali" aggressivi e violenti che ho incontrato di persona erano esaltati da due soldi che non metteranno mai piede su un ring per gareggiare, gente che magari aggredisce continuamente chi ha intorno ma che se facesse i guanti con qualcuno veramente bravo si darebbe al bricolage, altrochè arti marziali.

Poi c'è il 10% di quelli bravi che sono comunque aggressivi. Lì è una questione di educazione o carattere particolarmente violento ma generalmente una persona davvero forte nella sua arte marziale/sport di contatto può anche essere aggressiva a parole o nel comportamento (tipo me) ma molto difficilmente trasferisce quell'aggressività nelle proprie azioni se non è costretta a farlo