Dimenticate le palestre profumate
d’incenso, i Sifu che parlano di “energia” e “flussso”, e i
compagni che vi toccano il braccio come carezze. Quello che state
facendo lì, nel 99% dei casi, è un gioco. Una danza consensuale. Il
vero Gomito Fermo non nasce da teorie filosofiche, ma dalla sporca,
viscida, brutale necessità di sopravvivere a uno scontro dove
l’altro non vuole il vostro “chi”, ma la vostra mandibola
frantumata.
Il Gomito Fermo (Yiu Jik) non è una
“posizione”. È una catena biomeccanica di forza
e struttura, il ponte tra il vostro nucleo e il vostro
pugno. È l’unico motivo per cui un pugno del Wing Chun, corto e
apparentemente debole, può spezzare costole. Senza di esso, siete
solo un uccellino che sbatte le ali contro un martello.
La prima verità brutale è questa: il
vostro corpo è un traditore. Il suo istinto, di fronte a una forza
orizzontale violenta (un pugno, una spinta), è quello di cedere alle
articolazioni. La spalla è una palla e presa, instabile per natura.
Quando colpite o parate con il braccio esteso, o con il gomito alto,
create una leva di primo genere: il fulcro è alla spalla, la
resistenza è l’impatto sulla mano, la potenza è il vostro debole
muscolo deltoide. Un bambino può spingervi e farvi ruotare su voi
stessi.
Guardate un principiante. Tira un
pugno. Cosa fa il gomito? Si alza, si allarga. Perché? Perché il
gran dorsale, il pettorale, i romboidi – i grandi motori della
schiena e del torace – non sono collegati direttamente al braccio.
Loro tirano l’omero all’indietro e in basso. Se il vostro gomito
è in alto, questa trazione si traduce in una rotazione inefficace.
La forza si dissipa. Il braccio diventa un rampone staccato,
alimentato solo dalla spalla, che in due secondi è in affanno.
Questo è il Wing Chun profumato. Il
Wing Chun sporco sa che la spalla, da sola, è un’offesa alla
biomeccanica del combattimento.
Il Gomito Fermo non è un muscolo. È
una condizione strutturale. Si crea
quando tre elementi lavorano insieme in una catena chiusa:
Il
Gomito Basso e Davanti: Non “verso il basso”
come per schiacciare qualcosa. Basso, rispetto all’omero. L’angolo
ideale è tra i 90° e i 110°. Perché? Perché a quest’angolo,
il bicipite brachiale (sì, quello che
mostrate in spiaggia) e il brachiale cambiano
ruolo. Da flessori dell’avambraccio, diventano stabilizzatori
isometrici dell’articolazione del gomito. Sono in
tensione, trasformando il braccio in un’unica trave.
Il tricipite si attiva per
estendere, ma con il gomito già parzialmente flesso, lavora in
sinergia, non in opposizione. L’articolazione è “caricata”,
pronta a trasmettere forza in entrambe le direzioni (avanti per
colpire, indietro per tirare).
La
Connessione al Dorsale (Latissimus Dorsi): Ecco il
segreto sporco che nessuno urla. Il vostro gomito deve essere
mentalmente e fisicamente “legato” al
gran dorsale opposto. Quando colpite con il destro, il gomito destro
non è solo un punto. È l’estremità di una corda che parte
dal gran dorsale sinistro, quello che
si attiva quando fate una trazione alla sbarra. Questo muscolo
enorme, che va dall’omero alla fascia lombare, è il vostro vero
motore. Mantenere il gomito basso e davanti allunga
attivamente questo muscolo, mettendolo in una
posizione di pre-stiramento. Quando colpite, non è il deltoide che
spinge. È il dorsale che si contrae, tirando
l’omero indietro e in basso. Ma se il gomito è già
giù e avanti, questa trazione non fa ruotare il braccio: spinge
l’intera struttura del corpo in avanti, trasformando il pugno in
un proiettile scagliato da tutto il vostro peso.
La
Radice alla Terra (e alle Natiche): Il dorsale si
attacca alla fascia toraco-lombare, che è collegata al grande
gluteo. Il gluteo è il muscolo più potente del corpo.
Il Gomito Fermo, quindi, è l’anello finale di una catena che
parte dal piede posteriore che spinge,
passa attraverso la contrazione del gluteo,
che carica il dorsale, che tira
il gomito fissato. Se il vostro gluteo
è rilassato, se i vostri piedi sono piatti, questa catena si
spezza. Il Gomito Fermo diventa un esercizio per le braccia. E le
braccia, da sole, perdono sempre.
Ora,
togliamoci il kimono e immaginiamoci in un posto con il cemento
bagnato e l’odore di urina.
Parate
che Distruggono: Un gancio vi arriva alla tempia.
Nel Wing Chun profumato, si fa un Tan Sao elegante. Nel Wing Chun
sporco, con il Gomito Fermo, il vostro Tan Sao non è una
“deviazione”. È un calcestruzzo
biomeccanico che intercetta il gancio a metà
percorso. Il gomito basso garantisce che la forza dell’impatto
venga scaricata giù per il braccio, nel dorsale, nel gluteo, nel
pavimento. Non nella vostra spalla che si lussa. In più, la
struttura rigida del braccio, unita al passo in avanti, trasforma la
parata in un colpo contundente all’interno
del braccio dell’avversario. Potreste rompergli il radio. Questo
non è “energia”, è fisica applicata con cattiveria.
Pugni
che Penetrano: Il famoso pugno a un pollice. Da
solo, è ridicolo. Con il Gomito Fermo, è una punta
di trapano. Il gomito non si estende mai completamente.
Rimane carico, come una molla mantenuta compressa. L’impatto non è
sulla superficie; perché la forza non si ferma al pugno,
ma prosegue lungo la linea dell’avambrazzo,
guidata dal gomito che punta verso il bersaglio come un faro.
Colpite lo sterno? La forza va dritta alla colonna. Non è un urto.
È un’iniezione di forza cinetica.
Il
Lato Sporco della Struttura: Il Gomito Fermo vi
permette di rubare la struttura dell’avversario.
Quando entrate nel suo spazio, il vostro avambraccio strutturato
(Pak Sao, Lap Sao) non “sposta” il suo braccio. Si aggancia al
suo braccio. E grazie alla vostra catena gomito-dorsale-gluteo,
potete usare il suo braccio come una leva
per spostare il suo intero corpo. Lui
tenta di resistere con la spalla, voi state applicando una forza che
parte dal vostro pavimento pelvico. State lottando con il vostro
sistema integrato contro il suo arto isolato. È una gara truccata.
Niente
cerchi, niente “chi sao lenti”. Roba sporca.
La
Parete: Mettetevi di fianco a un muro, a un
braccio di distanza. Appoggiate il pugno chiuso sul muro, gomito
basso come per un pugno centrale. Ora, spingete.
Non con il braccio. Cercate di sentire il gluteo opposto che si
contrae. Cercate di sentire il dorsale che tira. Spingete fino a
tremare. Il muro non si muove, quindi tutta la forza torna indietro,
rinforzando la catena in isometria. Questo è costruire struttura.
Il
Partner Cattivo: Fate chi sao, ma il compagno ha
il compito di spingere e tirare in modo caotico e
violento, non fluido. Il vostro obiettivo non è
seguire le sue mani, è mantenere il gomito
attaccato alla vostra linea centrale e basso, cedendo
solo con il passo, mai collassando la struttura del braccio. Se il
gomito si alza, vi prendete uno schiaffo forte. Il dolore è un
ottimo insegnante.
Il
Sacco Pesante (non quello del Wing Chun): Colpite
il sacco da boxe da distanza cortissima,
con l’avambraccio già quasi a contatto. Il focus è sentire
il rimbalzo della forza lungo il braccio, fino alla schiena.
Se la vostra spalla sobbalza, se il gomito cede, avete fallito.
Cercate di “perforare” il sacco, non di oscillarlo. Il suono
deve essere secco, un “thud”, non un “boom”.
Il Gomito Fermo non è elegante. È
faticoso. Brucia i dorsali e i glutei dopo pochi minuti. Richiede una
tensione isometrica costante che è l’opposto del “rilassamento”
che blaterano i ciarlatani. Si è rilassati attorno alla
struttura tesa, come un cavo d’acciaio dentro una guaina morbida.
È l’arma segreta che separa il Wing
Chun come sistema di combattimento biomeccanicamente
superiore dalla danza ritualizzata che purtroppo si
vede in giro. Lo capite quando, per la prima volta, parate un colpo
di un avversario più grosso e non sentite dolore nel braccio, ma
solo la vibrazione nei vostri piedi. Lo capite quando il vostro pugno
corto fa arretrare l’avversario non per la potenza del braccio, ma
perché la forza del vostro corpo intero ha viaggiato dritta
attraverso di lui.
Smettetela di fare il
Gomito Fermo. Siate il Gomito
Fermo. Una catena spietata di carne, tensione e leva, ancorata alla
terra e finalizzata a una sola cosa: penetrare, distruggere,
sopravvivere. Il resto è profumo.