Nei film di Bruce Lee convivono diverse influenze marziali, ma per comprendere il suo stile di combattimento sullo schermo bisogna distinguere tra il Wing Chun tradizionale, il Jun Fan Gung Fu, il Jeet Kune Do e le esigenze dello spettacolo cinematografico.
Bruce Lee non si limitava a riprodurre fedelmente una singola disciplina. Nei suoi film utilizzava movimenti derivati dalla propria formazione nel Wing Chun, combinandoli con tecniche provenienti da altri sistemi e con soluzioni adattate alle necessità della coreografia. L'obiettivo era creare combattimenti spettacolari, rapidi e riconoscibili, capaci di trasmettere al pubblico l'efficacia e la personalità del personaggio.
Per questo motivo, ciò che vediamo sullo schermo può essere descritto come una forma cinematografica del suo metodo di combattimento: non necessariamente Wing Chun tradizionale, ma neppure una rappresentazione rigorosa del Jeet Kune Do nella sua interezza.
Un esempio interessante si trova nella scena in cui Bruce Lee affronta Bob Wall, nel ruolo di O'Hara, in I tre dell'Operazione Drago. Durante lo scontro si possono riconoscere movimenti associabili al pak sao, una tecnica di controllo e deviazione dell'arto avversario tipica del Wing Chun, combinati con colpi più ampi e dinamici.
Tra questi viene individuato il kwa choy, un pugno circolare associato al Choy Li Fut. La combinazione di elementi appartenenti a tradizioni differenti mostra come il combattimento cinematografico di Lee non fosse una semplice dimostrazione di una scuola specifica.
È tuttavia importante non attribuire automaticamente ogni movimento a una determinata disciplina sulla sola base della sua somiglianza visiva: molte tecniche possono presentare caratteristiche comuni, mentre la loro classificazione dipende anche dal contesto, dalla meccanica del gesto e dal modo in cui vengono applicate.
Nella scena ambientata nel sotterraneo di I tre dell'Operazione Drago, Lee utilizza numerose azioni rapide nelle quali la difesa e il contrattacco sembrano fondersi in un unico movimento.
Questo principio richiama il lin sil dai dar, espressione associata all'idea di attaccare e difendersi simultaneamente nel Wing Chun. Anziché limitarsi a bloccare un colpo per poi rispondere, il praticante cerca di controllare l'azione dell'avversario e colpire nello stesso tempo, riducendo gli intervalli tra difesa e attacco.
È un concetto che si accorda anche con l'approccio di Lee alla velocità e all'efficienza: evitare movimenti superflui, sfruttare le aperture e intervenire nel momento più favorevole.
Nel combattimento con Chuck Norris, ambientato nel Colosseo e appartenente al film L'urlo di Chen terrorizza anche l'Occidente, si possono osservare altre caratteristiche che ricordano il Wing Chun: attacchi diretti, ricerca delle aperture e azioni di controllo volte a interrompere l'iniziativa dell'avversario.
Alcuni passaggi possono essere interpretati come forme di intrappolamento degli arti, cioè azioni destinate a ostacolare temporaneamente le possibilità offensive dell'altro combattente. Anche in questo caso, però, la scena non dovrebbe essere considerata una dimostrazione tecnica pura: è una sequenza coreografata, costruita per raccontare visivamente l'evoluzione dello scontro tra i due personaggi.
La presenza di elementi riconducibili al Wing Chun non significa quindi che Lee stesse applicando esclusivamente quel sistema. Al contrario, il suo modo di combattere sullo schermo rifletteva un percorso di ricerca che aveva già superato i confini di una singola scuola.
Un altro elemento ricorrente nei combattimenti di Lee è l'intercettazione: agire mentre l'avversario sta iniziando il proprio attacco, anticipandolo o interrompendone lo sviluppo.
Questo principio occupa una posizione centrale nel Jeet Kune Do, il metodo di combattimento elaborato da Bruce Lee. L'idea non consiste semplicemente nel colpire più velocemente, ma nel riconoscere il momento opportuno per intervenire, utilizzare la distanza in modo intelligente e scegliere la risposta più diretta ed efficace in relazione alla situazione.
Nei film, Lee valorizza questi aspetti attraverso colpi improvvisi, cambi di ritmo, movimenti essenziali e contrattacchi eseguiti prima che l'avversario possa completare la propria azione.
Bisogna però ricordare che il Jeet Kune Do non è soltanto un repertorio di tecniche visibili. È anche un approccio alla pratica marziale fondato sulla sperimentazione, sull'adattamento e sul superamento dei vincoli imposti dall'adesione rigida a un unico stile. Una sequenza cinematografica può illustrarne alcuni principi senza rappresentare integralmente il metodo.
Wing Chun o Jeet Kune Do: quale dei due prevale?
La risposta più precisa è che nei film di Bruce Lee troviamo una combinazione di influenze, adattamenti personali e scelte coreografiche. Il Wing Chun costituisce una parte importante della sua formazione e alcuni suoi principi rimangono riconoscibili nei combattimenti. Il Jun Fan Gung Fu rappresenta invece una fase fondamentale dell'elaborazione personale di Lee, mentre il Jeet Kune Do esprime la sua ricerca di un metodo più libero, diretto e adattabile.
Non sarebbe quindi corretto classificare ogni scena come Wing Chun oppure Jeet Kune Do sulla base di pochi gesti isolati. Un pugno diretto, una deviazione o un'azione di intrappolamento non appartengono necessariamente in modo esclusivo a una sola disciplina.
Inoltre, il cinema impone esigenze specifiche: i movimenti devono essere leggibili dalla telecamera, i tempi devono consentire al pubblico di seguire l'azione e gli scontri devono contribuire alla narrazione. Bruce Lee sapeva trasformare le proprie capacità marziali in un linguaggio cinematografico estremamente personale.
La distinzione fondamentale, dunque, è questa: Bruce Lee non portava semplicemente il Wing Chun tradizionale sullo schermo, né mostrava esclusivamente il Jeet Kune Do nella sua forma teorica. Utilizzava un repertorio maturato attraverso la propria esperienza, nel quale convivevano tecniche apprese, principi sviluppati personalmente e adattamenti funzionali alla spettacolarità dei combattimenti.
È proprio questa combinazione a rendere interessante la sua eredità: non soltanto la capacità di eseguire tecniche, ma la ricerca di un modo personale di comprenderle, modificarle e utilizzarle.
Cesio Endrizzi