

"Quanto ci vuole per imparare il Wing Chun"
Poche, anzi, direi pochissime. Il 90% delle tecniche che vedo fare nei corsi non serve a niente in uno scontro reale. Quando un predatore ti aggredisce, non rispetta le regole che ci sono in un ambiente controllato come quello di un corso, può utilizzare delle armi e coglierti di sorpresa. La chiave per un addestramento efficace è prima di tutto psicologica: bisogna capire come gestire la paura e le reazioni fisiologiche che essa scatena, poi si potrà parlare di tecniche di combattimento del wing chun.
Intrappolare, catturare, fare prigioniero...questo è il senso del verbo inglese to trap. Nel Wing Chun viene utilizzato molto, ovviamente in area anglofona in maniera preponderante, soprattutto per l'uso che ne fece un certo Bruce Lee (sul suo nome originale sarà interessante scrivere qualcosina in seguito)...
I principi di base del trapping nel Wing Chun sono 5:
1) Afferrare (ad es. Lap Sao o Kam Na Sao) e colpire;
2) Agganciare (ad es. Kau Sao o Huen Got Sao) e colpire. Questo controllo del braccio avversario avviene senza afferrarlo saldamente con le dita (come si fa con il Lap Sao, ad es.). Non a caso il Kau Sao viene tradotto con "mano/braccio che scava";
3) Schiaffeggiare o creare uno shock (ad es. Pak Sao) e colpire;
4) Premere (ad es. Gum Sao) e colpire;
5) Serrare (tutti i movimenti che servono a bloccare l'arto avversario tra il nostro braccio e il corpo) e colpire.
Questa forma elevata d'Arte Marziale è stata accettata e lodata da tutto il mondo (del settore), ma non fu creata migliaia o centinaia di anni fa ma solo nel 1965, da un uomo esperto e determinato chiamato Bruce Lee.
Il Maestro Bruce Lee inizio da bambino
ad intraprendere le Arti Marziali con il Wing Chun, sotto la tutela
del gran maestro, scomparso, Yip Man; studi appresi a causa della sua
insicurezza personale dovuta al modo di vita dei sobborghi di Hong
Kong.
Si appassionò sempre di più in quello che faceva, e si
mise a studiare la filosofia delle Arti Marziali, diventando un
ricercatore di saggezza, cosa che ben presto lo portò a diventare un
pensatore profondo, un praticante di Arti Marziali straordinariamente
esperto, un essere umano carismatico ed affascinante.
Non è
facile comprendere l'essenza del significato del Jeet Kune Do, ma il
suo concetto racchiude l'essenziale, comprensibile a chi puro
ricercatore che volge il suo allenamento al miglioramento individuale
senza fossilizzarsi su una forma e senza limitarsi a tecniche
prestabilite e schemi formalizzati;
Bruce Lee dapprima praticò il Wing
Chun come sistema di base, e poi svariati altri sistemi ,dai quali
ricavava il meglio, scartando quello che c'era di superfluo e ne fece
un sistema personale, con l'intento di recuperare la vera arte.IL
JEET KUNE DO è un sistema non classico ma Diretto.
Quest'arte
consiste nel semplificare, essere noi stessi; é la realtà'; nel
vero senso del termine, senza vincoli, limitazioni, parzializzazioni
e complessità'.Il JEET KUNE DO non ha forma, così che possa
adottare tutte le forme, e non avendo un stile specifico può
adottare ogni stile; si serve di tutti i metodi ma non é
condizionato da nessuno di essi.
Esiste libertà' la dove non
esiste condizionamento meccanico.il JKD è solo un nome finalizzato
al riconoscimento di un pensiero, di una filosofia, di concetti e
maniere che si contraddistinguono da qualsiasi Disciplina o Stile…
Il
JKD come scopo principale vuole spingere ogni individuo a ricercare
se stesso, a comprendere umilmente le proprie limitazioni per poter
costruire su di sé un nuovo essere, migliore perché tendente al
miglioramento perpetuo dovuto alla consapevolezza dei propri difetti;
il JKD ha lo scopo di migliorare ogni individuo attraverso lo studio
filosofico e alla ricerca dell'efficacia, non dello studio tecnico
elaborato ai fini di un combattimento sportivo.
Con le sue idee diventò ben presto un innovatore di tutte le Arti, e la sua filosofia trovò accoglimento anche presso grandi Maestri americani che fino ad allora seguivano la dottrina del Karate tradizionale.
Una frase di Bruce Lee, mentre spiegava
la sua teoria della semplicità per una maggiore efficienza tecnica,
dice: "…è come quando uno scultore modella una statua,
generalmente non aggiunge dell'argilla continuamente, al contrario,
dopo aver formato la struttura base, toglie lentamente l'argilla
fintanto che la sua statua riveli le parti
essenziali…"
Nell'allenamento del JKD è indispensabile una
buona preparazione atletica, iniziando un training leggero, come una
corsa e un pò di stretching, per arrivare a migliorare le proprie
capacità fisiche con corsa, salti con la corda, flessioni sulle
braccia, addominali, e un certo percorso è segnato anche da ore alla
settimana con l'ausilio di pesi e attrezzi da palestra per rafforzare
la massa muscolare e quindi aumentare, in base all'allenamento
definito, la forza esplosiva, ottima spinta per ogni colpo.
Lo spazio e la distanza sono
fondamentali nel combattimento, perché delimitano il raggio d'azione
del combattente, sia per l'attacco sia per la difesa.
Nel JKD sono
state studiate "quattro distanze", proprio per non limitare
gli attacchi e la difesa in un'unica posizione:"Kicking range",
distanza da calci; è la distanza più lunga da coprire;
"Boxing range", distanza di pugni; distanza ravvicinata che viene coperta dal pugno avanzato (Jab)
"Trapping", distanza base del JKD, dove i due avversari si trovano a distanza molto ravvicinata, cercando di chiudere la distanza e di "intrappolare" l'altro per evitare difesa e contrattacchi;
"Grappling", Combattimento in
piedi o al suolo, finalizzato all'immobilizzazione dell'avversario
tramite sistemi di proiezioni e leve. In questa fase i due avversari
creano un combattimento "corpo a corpo".
Altro punto
fondamentale da non sottovalutare mai in nessun tipo di combattimento
è la giusta scelta del "tempo": un tempo ritmato e
regolare, renderebbe prevedibile ogni attacco, mentre un attacco in
tempi spezzati e irregolari diventerebbe più difficile da
contrastare poiché più imprevedibile.
In ultima analisi il JEET
KUNE DO é più questione di spiritualità e fisico personale
altamente sviluppati ,che pura e semplice tecnica
Il J.K.D. ad a
che fare con l'intelligenza ed all'addestramento, non con la
tecnologia. "Quando sentirai dire che il JEET KUNE DO é diverso
da " Questo " o da "Quello ", non ti formalizzare
è solo un nome".
Cosi' Bruce Lee terminava li suo libro TAO
OF JEET KUNE DO.
Chiariamo una cosa. Pratico arti marziali da una vita ormai.
Non provo alcuna vergogna a dire che, qualora venissi aggredito, probabilmente non sarei in grado di difendermi.
Ora. Pensiamo a quei corsi che propongono, in 10 lezioni (in cui, spesso non c'è nemmeno del confronto non collaborativo!) di insegnarti come difenderti.
Tu che magari sei una casalinga 55enne, che non ha mai praticato attività fisica, alta 1.55, cosa pensi di poter fare?
Sai cosa significa avere un avversario che pesa anche solo 10 chili più di te che ti carica come un bisonte? No? Beh,io si. Significa imparare a volare. Dalla finestra.
Pensa quando i chili in più diventano 20 o 30.
Brutto da dire, ma è così. Già solo se non sei in forma le tue possibilità di successo si abbassano (ricordo di aver visto un test in cui si proponeva di difendersi da un'ipotetico aggressore con dello spray al peperoncino. Chi tra i partecipanti era fuori forma aveva riflessi fino a 5 volte più lenti di quelli allenati).
Figurati se non hai esperienza di combattimento non collaborativo. Figurati se non hai prima lavorato sull'aspetto mentale del combattimento (una volta stavo per farmi coinvolgere in una rissa e già iniziavo a tremare. Per fortuna che sono riuscito a non farmi tirare in mezzo).
Questo se l'altro è ad armi pari.
Ora, mi vuoi dire cosa puoi fare in queste condizioni con uno che ha pure un coltello con cui può bucarti lo stomaco in meno di un secondo?
Se sei abbastanza allenato, le tecniche di difesa personale possono fare la differenza fra essere tagliato e essere ucciso. Intanto la prima cosa che ti dicono: se sei di fronte a un coltello, scappa; se vuole i soldi, daglieli. Anche queste sono tecniche di difesa. Il coltello non si inceppa e non si scarica, infatti è l'arma che fa più vittime al mondo. Se questo non è possibile, perché l'aggressore ti vuole ferire e tu sei chiuso, o perché sei intenzionato a difendere una persona aggredita che non è in grado di fuggire né di difendersi, sicuramente le tecniche di difesa personale tornano utili per avere più possibilità di non essere ammazzati.
Tra le tante cose che possono aiutare, alcune sono: sapere che è necessario ripararsi, facendosi scudo con l'avambraccio che non contiene organi vitali ed è duro da tagliare, meglio se protetto da un maglione o un giubbotto arrotolato; sapere che chi ha un coltello sicuramente attaccherà col coltello, dando un minor margine di imprevedibilità e facilitando la difesa; sapere che bisogna accettare nella migliore ipotesi di finire tagliati; cercare nei dintorni oggetti per proteggersi, come una sedia, o da lanciare all'aggressore, come una bottiglia, per distrarlo e aver modo di allontanarsi, o anche per contrattaccarlo efficacemente, come un bastone o un manico di scopa. Con un bastone in mano la situazione cambia radicalmente, perché il difensore può colpire prima l'attaccante. E ovviamente, se si ha la possibilità di farlo in sicurezza o in caso disperato, tentare di colpire l'aggressore in organi delicati o vitali (un calcio ai genitali, un colpo alla gola).
Difesa personale? Che è quella cosa? Ah, già. è quella roba che ti spacciano per 50 euro a lezione, dicendoti che loro sono cintura nera, calze gialle e mutande marroni. E che ti insegnano a difendersi dai brutti e cattivi. Beh, tutte balle. Non credere ai volantini del tipo: "difesa personale femminile", lezioni di sopravvivenza, corsi di Kung Fu, ving tsun e altre cavolate.
Comunque, ecco il caso dalla vita reale: io ed alcuni miei amici eravamo finiti dentro ennesima rissa. Botte, bastoni, catene… Le abbiamo suonate (come si dice), dopo pochi metri però uno dei nostri amici si era sentito male e si era accasciato. Stava perdendo il sangue. Solo dopo abbiamo capito che aveva preso una coltellata, ma lui non aveva sentito nulla. Nei momenti di tensione, quando il livello di adrenalina è alle stelle - i colpi veloci non si percepiscono nell'istante. Puoi essere veloce, agile e forte quanto vuoi, ma comunque avrai solo 5% di possibilità di evitare una coltellata.
Il metodo più sicuro in assoluto di evitare una coltellata è scappare alla velocità della "luce". Tanti pensano che basta dare il calcio in mezzo alle gambe dell'aggressore, ma se fallisci lo farai arrabbiare ancora di più, e quindi dovrai fare i conti anche con quello.
La miglior difesa in questo caso è la DISTANZA.